Bibite light, zero calorie: verità o marketing?

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“Già è tanto amara la vita!”

Questa è la classica battuta che si fa al bar, quando il vicino ci vede mettere nel caffè il terzo cucchiaino di zucchero ed esclama “Tu non prendi il caffè con lo zucchero, prendi lo zucchero col caffè!”. Quando invece io chiedo ai miei pazienti se usano lo zucchero nel caffè,  spesso mi  rispondono “No, lo zucchero non lo uso più, uso il dolcificante“. Questo perché ormai tutti sappiamo quanto lo zucchero faccia male, ma non siamo in grado di rinunciarci definitivamente.

Cosa sono i dolcificanti (o edulcoranti)?

Sono sostanze naturali o artificiali (prodotti chimicamente) in grado di addolcire gli alimenti. I dolcificanti naturali si dicono anche polialcoli, si trovano principalmente nella frutta (fruttosio) e presentano un potere dolcificante maggiore del comune zucchero da tavola (saccarosio) con metà delle sue calorie, come potete vedere dalla tabella qui sotto. Gli altri dolcificanti naturali usati nella nostra alimentazione finiscono in -olo (sorbitolo, mannitolo)  hanno un potere dolcificante più basso del saccarosio, mantenendo circa le stesse calorie. Una precisazione va fatta riguardo al fruttosio, perché sebbene abbia un indice glicemico più basso (la velocità col quale aumenta la glicemia) studi scientifici hanno dimostrato che assunto ad alte dosi, risulta tossico per le cellule epatiche, dove viene metabolizzato in grassi che si depositano nel fegato (inducendo steatosi epatica), nei muscoli e nel pancreas, peggiorando così la sensibilità all’insulina e predisponendo al diabete e altre malattie metaboliche.

I dolcificanti artificiali invece sono molecole chimiche sintetizzate nei laboratori che simulano l’attività dello zucchero. Tra questi ricordiamo il famoso aspartame (ingrediente presente nella famosa Coca Zero) acesulfame, saccarina, ciclammati e sucralosio. Negli Stati Uniti l’uso dei ciclammati è proibito, alla luce di alcuni studi sugli animali che mettono in dubbio la completa salubrità. In Europa, il loro uso è stato autorizzato, ma sono state riviste le dosi massime consentite.

L’OMS ricorda che la dose giornaliera di zucchero non deve superare i 20 grammi per gli adulti e i 10 gr  per i bambini, dose che si può facilmente raggiungere con 4 caffè al giorno zuccherati.

Ingredienti presenti nella bibita Coca Cola Zero

Zuccheri “new age”

Recentemente nei supermercati si assiste alla moda degli zuccheri “new age” o “radical – chic” ossia quegli zuccheri che siccome sono naturali (derivanti da piante) si pensa che il loro consumo quotidiano sia sinonimo di salutare. Parlo della stevia, del muscovado, dell’amasake (ottenuto dalla germinazione del riso bianco) del sukrin, degli sciroppi d’agave, d’acero , di malto, di riso, zucchero di cocco o similari.

Dal punto di vista nutrizionale, gli zuccheri o carboidrati semplici hanno tutti 4 calorie per grammo e forniscono energia immediata all’organismo, a differenza dell’amido contenuto nel pane o nella pasta che pur essendo carboidrato dev’essere convertito e metabolizzato attraverso diversi step biochimici prima di fornire energia. Il glucosio una volta ingerito è in grado di fluire nel sangue e di svegliare e attivare l’insulina (un ormone deputato alla captazione del glucosio dal sangue alle cellule).

Fonte Inran

 

Bibite light

Le bibite light (così chiamate perché hanno ridotto del 20% le calorie contenute) che riportano le diciture zero calorie o zero zuccheri o diet sono bevande a cui vengono aggiunti edulcoranti chimici che non esistono in natura ma che sostituiscono lo zucchero allo scopo di addolcire la bibita in questione. Questo comporta che le bibite light da un lato possono essere sì consumate sporadicamente perché non hanno calorie,  ma dall’altro il loro consumo quotidiano provoca un’alterata tolleranza al glucosio, aumentando del 67% il rischio dell’instaurarsi del diabete, e di altre malattie metaboliche con conseguente aumento del giro vita. Vediamo perché.

Cosa succede con i dolcificanti utilizzati nelle bibite light?

Dopo l’assunzione di bibite light, l’organismo reagisce esattamente come se si ingerisse vero glucosio. Il glucosio, come abbiamo detto, una volta ingerito arriva al sangue e stimola il pancreas a secernere l’insulina per riportare la glicemia entro un certo valore fisiologico. Quindi bere bibite light induce il nostro organismo a produrre inutilmente insulina, che non serve a nulla perché non c’è un reale flusso di glucosio nel sangue. Questa insulina prodotta provoca un’alterata risposta metabolica che induce l’organismo al “craving, ossia desiderio di altri zuccheri, aumentando il senso di fame. Ne consegue quindi che chi beve una bibita light,  ha voglia di assumere altri zuccheri a dosi sempre maggiori, soprattutto perché gli zuccheri agiscono a livello cerebrale, rilasciando dopamina (un neurotrasmettitore che aumenta il senso di piacere) e aumentando la resistenza alla leptina ( l’ormone prodotto dal tessuto adiposo che dice al cervello di ridurre l’appetito). Si sviluppa così una vera e propria dipendenza che provoca un alterato senso di fame.

Bere bibite light è come scambiare lucciole per lanterne, cioè comprandole ci si sente a posto con la coscienza perché le etichette dichiarano zero zuccheri, zero calorie ma quello che avviene dopo la loro assunzione è tutt’altro che light.

Cosa abbiamo imparato sulle bibite light?

  • Anche in assenza di calorie, le bibite light possono avere un alterato effetto metabolico sulla nostra salute
  • Non sono bibite indispensabili per la nostra alimentazione, ossia non apportano nutrienti essenziali quindi possiamo farne a meno
  • Aumentano il senso di fame, alterando la percezione di sazietà e aumentando il desiderio compulsivo di una quantità sempre maggiore di zuccheri.
  • Sebbene il sapore dolce sia il primo sapore che apprendiamo sin dal grembo materno, possiamo disabituarci al bisogno di dolce scegliendo bibite senza zuccheri aggiunti (esistono dei thé in commercio che non hanno zuccheri) o meglio ancora preparandoci thé e infusi con zenzero e cannella, spezie che simulano il sapore dolce ma sono essenzialmente ipoglicemizzanti (in particolar modo, la cannella).

 

Infine riporto una frase emblematica del chimico Dario Bressanini che scrive:

Consumati in eccesso, tutti gli zuccheri, indipendentemente dalla loro provenienza, possono causare o aggravare problemi di salute come l’obesità e il diabete. Alla fine sono semplicemente zuccheri semplici con aromi particolari, che vanno trattati come il normale zucchero da tavola:  ossia con moderazione. Sempre!  L’unico zucchero “dietetico” … è quello che NON si mangia.”

 

Bibliografia

Basaranoglu M et al –Fructose as a key player in the development of fatty liver diseaseWorld J Gastroenterol. 2013

Bray G et al –Consumption of high-fructose corn syrup in beverages may play a role in the epidemic of obesity 1.  Ajcn Nutrition 2002

Jotham Suez et al – Artificial sweetners induce glucose intolerance by altering the gut microbiota Nature 2014

Gardener H et al – Diet soft drink consumption is associated with an increased risk of vascular events in the Northern Manhattan Study. J Gen Intern Med 2012 

Lana A et al – Consumption of sugar-sweetened beverages is positively related to insulin resistance and higher plasma leptin concentrations in men and nonoverweight women. J Nutr 2014 

Basu S et al – Relationship of soft drink consumption to global overweight, obesity, and diabetes: a cross-national analysis of 75 countries. Am J Public Health 2013 

Eshak ES et al – Soft drink, 100% fruit juice, and vegetable juice intakes and risk of diabetes mellitusClin Nutr 2013 

 

 

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