Sindrome del colon irritabile e fodmap

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La sindrome del colon irritabile (o IBS dall’acronimo inglese Irritable Bowel Syndrome), è spesso difficile da diagnosticare perché è una patologia che coinvolge l’asse cervello-intestino. È come un puzzle che va ricostruito passo passo senza però avere una figura di base da cui partire. E’ dunque una ricostruzione lenta e graduale da condurre con dovizia.
Questa sindrome deriva da un insieme di fastidi gastro-intestinali e affligge una persona su sette. L’intensità e le caratteristiche della sintomatologia variano da persona a persona e possono comprendere:

  • meteorismo,
  • flatulenza,
  • senso di gonfiore,
  • crampi addominali,
  • alterate abitudini intestinali (che vanno dalla diarrea alla stitichezza).

In alcuni soggetti il disturbo è talmente invalidante da comprometterne anche la vita sociale con riduzione delle normali attività di routine. Come sappiamo l’intestino è il nostro secondo cervello ed è in grado di influenzare il nostro umore, a seconda del suo stato di benessere. Pensiamo ad esempio a quanto lo stress possa impattare sul nostro benessere psico-fisico, e a quanto sia suscettibile la risposta del nostro intestino a situazioni di stress. Quante volte ci siamo sentiti dire “soffri di colite perché sei ansioso”? Credo sia utile ricordare che l’intestino è il principale organo deputato alla fabbricazione delle cellule del nostro sistema immunitario, e che ne costituisce i due terzi della produzione.

Il ruolo dei Fodmap

A seguito di diversi studi condotti nel 2010 da un gruppo di ricercatori della Monash University, è stata evidenziata una correlazione tra l’IBS e l’assunzione di alcune particolari tipologie di zuccheri, che si raggruppano sotto il nome di Fodmap.
I Fodmap (acronimo di Fermentabili Oligo- Di- e Mono-saccaridi e Polioli) sono quindi un gruppo di zuccheri contenuti in diversi alimenti, e la maggior parte delle persone li consuma ogni giorno senza problemi. Sono zuccheri che normalmente non sono completamente digeriti o assorbiti nel nostro intestino, e che quando raggiungono l’intestino tenue si muovono lentamente attirando acqua, per il loro alto potere osmotico. Quando passano nell’intestino crasso i batteri intestinali li utilizzano come fonte di carburante per sopravvivere. Di conseguenza vengono fermentati da batteri intestinali producendo gas. L’ eccesso di gas e acqua provoca l’allungamento e l’espansione della parete intestinale.
È questo processo a causare i sintomi (più o meno acuti) nelle persone affette da IBS con un intestino più sensibile. I ricercatori della Monash University hanno messo su un protocollo a basso contenuto di Fodmap per cercare di alleviare i sintomi attraverso interventi nutrizionali.

IBS e Fodmap

I Fodmap sono presenti in molti alimenti: frutta e verdura, pane, cereali in grano come orzo e segale, legumi, latte e derivati ma anche in molti additivi alimentari. Per questo è importante saperli individuare per scegliere un approccio dietetico funzionale ad alleviare i sintomi.

 

Le famiglie di Fodmap

  1. OLIGOSACCARIDI come i fruttani contenuti in aglio, cipolla, orzo e segale ma anche nella verdura che contiene inulina come topinambur e carciofi e nella frutta come le banane. Ricordo anche che alcuni di questi oligosaccaridi si trovano nei prebiotici. Appartengono agli oligosaccaridi anche i galattani ossia zuccheri contenuti in alcuni legumi o in verdure come la barbabietola, cavoli e cavoletti di bruxelles o nella frutta secca tra cui anacardi e pistacchi.
  2. DISACCARIDE come il lattosio e quindi tutta la famiglia di latte e derivati cosi come anche gelati e yogurt. Fanno eccezione i formaggi a lunga stagionatura come il parmigiano a 24 o 36 mesi in cui il contenuto di lattosio è presente in tracce.
  3. MONOSACCARIDI come il fruttosio che come sappiamo si trova in molti tipi di frutta come mele, pere, anguria, fichi, ciliegie, nespole, ma anche in alcuni legumi e verdure come piselli e asparagi, in alcune bevande alcoliche come il vino bianco fruttato. Il fruttosio è presente anche in dolcificanti come miele, sciroppo di glucosio (per questo motivo è importante imparare a leggere bene anche le etichette e la lista degli ingredienti).
  4. POLIOLI come sorbitolo, xilitolo, mannitolo. Sono zuccheri semplici che si trovano nella frutta con nocciolo come albicocche, prugne, pesche e in alcuni verdure come funghi e cavolfiori.Sono spesso usati in prodotti etichettati come “senza zucchero” e sono contenuti anche nelle caramelle e nelle gomme da masticare.
Alimenti Fodmap
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Una dieta a basso contenuto di Fodmap

Da dove iniziare? Se si sospetta di essere affetti da sindrome del colon irritabile, per prima cosa è opportuno parlarne col proprio medico di famiglia, che valuterà se prescrivere o meno opportuni esami da eseguire. Dopo aver avuto una diagnosi chiara, ci si può rivolgere ad un nutrizionista o dietista che sappia elaborare una dieta priva (o a basso contenuto) di Fodmap. È importante non giungere a conclusioni affrettate a seguito di indagini condotte autonomamente o suggerite da persone non specializzate che propinano test di intolleranze alimentari di dubbia validità.
Anche il termine dieta, in questo caso, è inteso nel senso più puro del termine: una serie di cambiamenti nello stile di vita non solo alimentare, volti al raggiungimento di un benessere psicofisico. Cambiamenti anche volti a ridurre e/o eliminare il consumo di caffè, alcolici e nicotina. Il percorso alimentare è variabile e può durare dalle 2-3 alle 6-7 settimane. Generalmente si divide in 3 fasi principali:

  1. FASE DI ELIMINAZIONE: Dura circa due settimane, durante le quali bisogna evitare gli alimenti con maggior contenuto di Fodmap. Parallelamente sarebbe una buona norma compilare un diario alimentare in cui riportare ogni pasto della giornata e i sintomi che il cibo ingerito ha provocato, dolori intestinali, gonfiore, eccetera. Prolungare questa fase oltre le due settimane potrebbe essere deleterio perché si ridurrebbero eccessivamente i batteri buoni che popolano l’intestino.
  2. FASE DI REINTRODUZIONE GRADUALE: valutando quanto ottenuto durante la prima fase, alcuni alimenti vengono reintrodotti gradualmente e secondo criteri precisi registrando una riduzione dei principali sintomi.
  3. FASE DI MANTENIMENTO: in questa fase sarà possibile reinserire tutte le famiglie di Fodmap valutando quantità e frequenza , variabile da persona a persona.

Approccio fodmap

Sconsiglio vivamente di provarci in maniera autonoma perché si può correre il rischio di escludere alimenti o macronutrienti essenziali senza che ci sia un reale bisogno. Ribadisco che è bene affidarsi a dei professionisti che sappiano indirizzare al meglio il paziente, con una lista di alimenti da sostituire a quelli che andranno esclusi senza andare incontro a carenze nutrizionali.

Una dieta a basso contenuto di FODMAP migliora i sintomi dell’IBS nel 75% dei casi. Meglio dunque scegliere un professionista che sappia guidarci ed esserci d’aiuto nell’ alleviare i sintomi che questa sindrome, spesso sottovalutata o non diagnosticata, comporta. 

 

Fonti 

  1. Gibson and Shepherd Evidence-based dietary management of functional gastrointestinal symptoms: The FODMAP approach – Gastroenterology and Hepatology – 2009
  2. Low FODMAP – Dadduzio, Mancarelli, Bautista – Gribaudo- Feltrinelli Editore- 2017

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